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La sfortuna dei brasiliani in rosso-blu

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Alè Geovani Alè Alè era il coro che incitava il brasiliano.

Fu il quarto straniero dell’era Corioni.

Venne presentato dal Presidente come “uno dei cinque giocatori più forti del mondo”.

D’altronde Sor Gino era un personaggio istrionico, tendente all’esagerazione.

Si portava dietro un titolo di vice-campione Olimpico.

A Bologna non rese come si sperava.

Le cause furono qualche infortunio ed una lentezza tale da renderlo inadatto al campionato italiano.

All’epoca la Serie A era qualitativamente superiore ad oggi; forse il torneo più difficile del mondo.

La Gialappa’s gli dedicò una puntata di “Fenomeni Parastatali”, la rubrica dedicata ai bidoni del calcio.

In realtà non era così scarso; semplicemente non idoneo al contesto italiano.

Forse sarebbe stato meglio etichettarlo come “Meteora” della Serie A.

Rimase comunque legato a Bologna; al punto che, nonostante una grave malattia, venne alla festa del Centenario del Bfc.

Al di là del celebrato, ed unico, gol di Firenze, cosa rimane di lui?

Un sorriso triste ed una gentilezza d’animo,

Come per il connazionale, che lo aveva preceduto qualche anno prima: Eneas De Camargo.

Anche per lui una sola stagione, con tanti problemi e qualche lampo in più rispetto a Geovani.

Diciamo che il Bologna non ha mai avuto molta fortuna con i 21 giocatori brasiliani sbarcati sotto le due torri.

E’ la colonia più numerosa quantitativamente, ma non in termini di qualità.

Se escludiamo Clerici, Vinicio, Adailton, Lyanco, Danilo, Lima e Luciano, gli altri non hanno lasciato il segno.

Possiamo inserire nei top anche Matuzalem.

Ad ogni modo, i 13 rimasti hanno inciso poco, con alcuni flop clamorosi, da Coelho ad Ibson.

Diciamo che il Maracana non risiede qua.

 

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Tedesco allineato e motivato

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Così parlò Tedesco.

Impressioni positive dopo la prima conferenza rosso-blu del nuovo allenatore.

Al di là delle frasi di rito, sempre comunque gradite, qualche buona sensazione è arrivata.

La prima impressione è quella un tecnico serio ed applicato.

Tedesco, da buon ingegnere e per coerenza con il cognome, parrebbe prediligere programmazione e lavoro.

A conferma, emerge come abbia iniziato a costruire il suo Bologna ancor prima di firmare il contratto.

Ad esempio, ha visionato alcune partite di Raimondo al Frosinone.

E di conseguenza, porterà il giovane attaccante in ritiro a Valles, per vederlo all’opera da vicino.

Da alcune sue frasi, si evidenzia anche un discreto allineamente con le idee societarie.

La scelta di ridurre la rosa a 17/18 giocatori va proprio in questa direzione.

Si è ovviamente sbilanciato poco, pur mostrando sicurezza ed idee chiare.

Perla finale, la citazione su Poetica di Cesare Cremonini.

Furbata o conoscenza reale della vita al Dall’Ara?

Comunque sia, ha fatto benissimo a dirlo.

 

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Quanti parallelismi tra Italiano e Tedesco

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Bologna, il mister Vincenzo Italiano

E così Italiano allenerà in Turchia, al Besiktas.

Domande lecite : “Caro Vincenzo, perchè hai accettato un campionato inferiore alla Serie A?

Quale sarà il tuo ingaggio ?”

Risposta immediata : “Dovrebbe aggirarsi sui 6 milioni netti a stagione, contratto biennale”.

Beh, in effetti il Bosforo, il Topkapi, Santa Sofia non sono male.

Alla fine una valida ragione per lasciare l’Italia si trova sempre.

Ad ogni modo continuano i parallelismi tra Italiano e Tedesco, al di là dell’intreccio tra i cognomi e le nazioni di nascita.

Mimmo vola da Istanbul a Bologna, mentre Vincenzo affronta il percorso inverso.

La sfida che attende Italiano è sicuramente ardua.

Deve colmare il gap con  Galatasaray, Fenerbahce e Trabzonspor.

Siamo però fermamente convinti che in qualche modo ce la farà.

Ora però gli auguriamo il meglio possibile; se lo merita.

Alza la Coppa, Vincenzo.

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Il parere dell'esperto

Commento al calendario di Serie A

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Bologna, aggiornamenti sulle condizioni di Odgaard: quando tornerà ad allenarsi con la squadra

E’ già tempo di calendario, seppur in anticipo rispetto al passato.

Non si è avuto nemmeno il tempo di metabolizzare la stagione appena terminata.

Senza un attimo di respiro, ci si trova proiettati al futuro.

Ad ogni modo commentare un calendario è sempre impresa ardua.

Gli allenatori glissano con la classica frase : “tanto prima o poi dobbiamo incontrarle tutte”.

Più significativo il commento dell’AD rosso-blu Claudio Fenucci.

Il cambio di guida tecnica potrebbe richiedere tempo per ingranare.

Corretta osservazione, dettata anche da un sorteggio iniziale non troppo benevolo.

Quasi a protezione di possibili criticità.

Tre delle prime quattro partite non sono agevolissime, seppur tutte con squadre con nuovi allenatori.

Come il Bologna d’altronde.

Lazio, Atalanta e Napoli, inframmezzate dal Sassuolo.

Il diktat a questo punto è uno solo : portare pazienza.

E non farsi prendere dalla sconforto, qualora la partenza non fosse brillante.

Tempo al tempo, prima o poi le dovremo affrontare tutte.

Nel frattempo, si riparte dal Dall’Ara, contro la Lazio.

Come nel 1996, al rientro in serie A.

Allora andò molto bene.

E’ tempo di riprendere la forza casalinga.

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